Il mondo è nostro.
In questi mesi
abbiamo attraversato Milano portando il nostro contributo in alcune
lotte e conoscendo molti compagni di strada, dagli scioperi dei
facchini della logistica, alla resistenza agli sgomberi, ai cortei
studenteschi. Abbiamo imparato a vivere in modo diverso questi luoghi
trasformandoli secondo le esigenze che emergevano durante questi
percorsi.
E’ evidente, soprattutto in questo momento di
crisi, quanto siano ormai diffuse pratiche di illegalità nella
metropoli che attraversiamo tutti i giorni e di come queste siano
frutto di una disperazione sempre crescente di chi non può più
permettersi di pagare un affitto, di fare la spesa, di viaggiare
pagando il biglietto.
La vergogna, il timore e l’isolamento
che spesso accompagnano questi gesti possono essere superati elaborando
una posizione collettiva che rivendica la riappropriazione diretta
come condizione di esistenza all’interno della metropoli.
In
questo modo pratiche del genere possono diventare rivoluzionarie.
Soprattutto nella Milano di Expo, sempre più città vetrina inaccessibile
a chi realmente la abita.
In questo contesto
sentiamo l’esigenza di un luogo, dove poterci organizzare per allargare
queste crepe, aprirne di nuove e avere la capacità di farle convergere
su un piano d’incontro: unica possibilità per evitare che siano
riassorbite.


