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domenica 23 ottobre 2016
L'assassino torna sempre sul luogo del delitto
Ponte Nord, 23 ottobre 2016
Domenica 23 ottobre il Ponte Nord ospiterà una cena di beneficenza finanziata dall'associazione “Parma io ci sto”all'interno del programma Verdi Off.
Vale la pena di spendere due parole sul luogo e sugli organizzatori dell'evento.
Un luogo divenuto il simbolo della devastante stagione di cemento debiti e speculazioni vissuta dalla nostra città dal 1999 al 2011 durante “l'era Ubaldi-Vignali”.Una stagione che ha lasciato in eredità quasi un miliardo di euro di debito, decine di cosiddette Grandi Opere inutili e spesso inconcluse, quartieri devastati e sventrati. Luoghi come la Ghiaia deturpati e violentati nella loro identità storica, zone verdi e parchi cittadini distrutti dalla furia cementificatrice che allora sembrava trovare ben pochi ostacoli.
mercoledì 8 giugno 2016
Conferenza stampa -presidio venerdì 10 Giugno ore 17 in via Bengasi a Parma
LE CASE SONO FATTE PER ESSERE ABITATE
La recente protesta degli abitanti della zona intorno a Via Bengasi che lamentano lo stato diabbandono di una grande palazzina privata abbandonata dai proprietari, ci consente di aggiungerealcune considerazioni più generali alle giuste rimostranze fatte dai vicini di casa.La palazzina in oggetto era stata oggetto di ben 2 occupazioni da parte di senza casa: la primaoccupazione del 2008 fu opera di un gruppo di rifugiati che non trovavano spazio nei progetti diaccoglienza. La seconda fu un’occupazione del 2010 da parte di alcune famiglie e alcuni single chevenne appoggiata dalla Rete Diritti in Casa. In entrambe i casi i proprietari ottennero l’interventodella polizia per far sgomberare l’edificio, giustificando l’urgenza dell’intervento con il fatto che lacasa doveva essere ristrutturata per essere venduta. Oggi a distanza di 8 anni dal primo sgombero e a 4 e mezzo dal secondo la casa rimane abbandonata, fatiscente, pericolante, invasa da topi, con una ricaduta negativa su tutto il quartiere in termini di pericolo, condizioni igieniche, degrado, con costi sociali che ricadono su tutto il vicinato.
La recente protesta degli abitanti della zona intorno a Via Bengasi che lamentano lo stato diabbandono di una grande palazzina privata abbandonata dai proprietari, ci consente di aggiungerealcune considerazioni più generali alle giuste rimostranze fatte dai vicini di casa.La palazzina in oggetto era stata oggetto di ben 2 occupazioni da parte di senza casa: la primaoccupazione del 2008 fu opera di un gruppo di rifugiati che non trovavano spazio nei progetti diaccoglienza. La seconda fu un’occupazione del 2010 da parte di alcune famiglie e alcuni single chevenne appoggiata dalla Rete Diritti in Casa. In entrambe i casi i proprietari ottennero l’interventodella polizia per far sgomberare l’edificio, giustificando l’urgenza dell’intervento con il fatto che lacasa doveva essere ristrutturata per essere venduta. Oggi a distanza di 8 anni dal primo sgombero e a 4 e mezzo dal secondo la casa rimane abbandonata, fatiscente, pericolante, invasa da topi, con una ricaduta negativa su tutto il quartiere in termini di pericolo, condizioni igieniche, degrado, con costi sociali che ricadono su tutto il vicinato.
lunedì 30 maggio 2016
MORIRE DI SFRATTO: QUANDO IL VALORE DI UNA VITA VALE MENO DI UN AFFITTO
Chi e dove sono i barbari? Habassi è stato torturato a morte perché non pagava l'affitto, da due benestanti barbari parmigiani. Ma la consapevolezza di vivere in mezzo ai barbari ci viene data dalle mezze frasi, dalle giustificazioni, dalla mancanza di pudore di chi prova a giustificare, di chi cerca attenuanti, di chi getta fango su chi ormai non si potrà più difendere.
Tempi barbari dunque, dove il maggior quotidiano cittadino non perde occasione per fare le sue sporche speculazioni politiche diffondendo a più riprese la voce che la vittima era un occupante abusivo, nonostante ciò non sia vero, in quanto chi è moroso non è un occupante abusivo. Dobbiamo dunque porci l'interrogativo se i responsabili di questo atroce omicidio siano solo quelli che attualmente sono in carcere o se, con diverse gradazioni, ce ne siano anche altri. Pensiamo ad esempio a tutti i politici che parlano di rispetto dei nostri valori, della superiorità della nostra cultura rispetto alle altre, e poi si disinteressano sempre più dell'emergenza casa, del fatto che migliaia di persone sono costrette a vivere per strada. Dove sono dunque i nostri valori? Nel salvare le banche e abbandonare le persone?
domenica 29 maggio 2016
sabato 30 maggio 2015
EMERGENZA
ABITATIVA A FORNOVO
Troppe famiglie sotto sfratto a
Fornovo: anni e anni di mancato intervento pubblico sulle politiche abitative
causano ora la mancanza di risposte ai cittadini che a causa della crisi
subiscono lo sfratto. Si è lasciato
troppo spazio al mercato immobiliare che risponde solo al criterio del
profitto: il risultato è che ora ci sono tante case vuote e troppa gente senza
casa.
ASSEMBLEA PUBBLICA
SABATO 6 GIUGNO 2015
ORE 16
Sala Civica
Foro Boario
Via Grandi 12
Fornovo di Taro
Promossa dai
cittadini sotto sfratto di Fornovo Taro
con la
partecipazione della Rete Diritti in Casa Parma
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mercoledì 5 novembre 2014
È ARRIVATO L'INVERNO ED È CAMBIATA L'ARIA
E' arrivato l'inverno e sono cambiati aria e clima. Fa freddo. Ed è per questo che a Parma sabato 18 Ottobre 14 nuclei di Tunisini, Camerunensi, Nigeriani, Marocchini e Ucraini hanno deciso di prendersi una nuova casa. Due palazzi sono stati occupati, o meglio liberati dalla speculazione, la stessa che non risparmia le nostre vite, al punto da negarci la felicità, la famiglia, la salute, l'acqua, la vita. I proprietari (una nota famiglia di palazzinari) posseggono infatti diversi stabili perlopiù concentrati nella zona dell'oltretorrente e sono uno dei principali attori nel grande gioco del Monopoli cittadino.
Grazie alla concentrazione di proprietà (insieme a pochi altri soggetti) possono permettersi di influire di gran lunga sui prezzi degli affitti, lasciando interi palazzi vuoti per restringere l'offerta, aumentando la scarsità del bene-casa e quindi aumentando i prezzi: lasciare palazzi vuoti e abbandonati è una delle regole fondamentali di questo gioco.
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mercoledì 17 settembre 2014
Ripartiamo dai luoghi dove abbiamo agito il “possibile”
L’intero governo è al lavoro sul decreto
legge “sblocca Italia” che dovrebbe essere varato nel Consiglio dei
ministri del 29 agosto. I ministeri più impegnati sono quelli delle
Infrastrutture e dello Sviluppo economico (remember 12 aprile?).
All’orizzonte semplificazioni burocratiche nell’edilizia privata,
accelerazione nell’uso dei fondi Ue, piani di edilizia sostenibile ed
efficienza energetica, incentivi ai privati per finanziare
infrastrutture. L’idea è quella di mettere ulteriormente mano alla legge
obiettivo (443/2001), una legge che secondo il viceministro Nencini va
profondamente riformata per far ripartire grandi e piccole opere, nonché
favorire la pianificazione di nuova edilizia residenziale, anche con la
formula dell’housing sociale. Intendono ripartire da zero per affermare
la necessità di nuovo cemento e di nuove infrastrutture. Per le opere
si parla dell’alta velocità Brescia-Padova, della ferrovia Napoli-Bari e
dell’autostrada tirrenica. Insieme a queste andranno finanziate le
metropolitane di Torino, Milano, Roma, Napoli e forse poche altre città.
lunedì 7 luglio 2014
venerdì 13 giugno 2014
LA BIODIVERSITÀ DEL CONFLITTO
Una situazione questa in continua evoluzione. La rottura profonda
immaginata nell'espressione del conflitto contro un modello di
sviluppo criminale, corrotto e non riformabile, ha sedimentato
lentamente il virus e l'anticorpo necessari. Una danza di resistenza
e tutela di diritti primari non comprimibili, che si è deciso di
fronteggiare violentemente proprio per la sua capacità aggregativa
dentro strati sociali colpiti duramente dalla crisi.
In parole povere, l'interessante combinazione sociale che
quotidianamente ha proseguito, in forme indipendenti, a generare
mobilitazioni e presìdi di contropotere attraverso pratiche di
riappropriazione e contrattazione autonoma con le controparti, non
consente la sopraffazione definitiva progettata da provvedimenti che
rendono strutturale la precarietà di vita, da accettare volenti o
nolenti.
martedì 20 maggio 2014
GIOVEDÌ INCONTRO A SOCIAL LOG DI BOLOGNA SU PIANO CASA E QUESTIONE ABITATIVA
ALLE 20 INCONTRO/DIBATTITO con la Rete Diritti in Casa di Parma
In questi ultimi mesi abbiamo visto la diffusione anche sul territorio bolognese di esperienze di lotta, che nell'attuale contesto di impoverimento generale dettato dalle varie politiche d'austerità messe in atto dai vari governi dell'austerity, si organizzano per far fronte ai problemi più diversificati sopravvenuti con la crisi, tra cui la questione abitativa.
In un Emilia Romagna senza sbocchi risolutivi del problema abitativo il dato politico ed emergenziale della situazione ci viene offerto dai numeri delle richieste di sfratto per morosità incolpevole che hanno toccato il numero di 13.217.
E' in questo contesto che prendono vita e si organizzano esperienze come Social Log e la Rete Diritti in Casa
In questi ultimi mesi abbiamo visto la diffusione anche sul territorio bolognese di esperienze di lotta, che nell'attuale contesto di impoverimento generale dettato dalle varie politiche d'austerità messe in atto dai vari governi dell'austerity, si organizzano per far fronte ai problemi più diversificati sopravvenuti con la crisi, tra cui la questione abitativa.
In un Emilia Romagna senza sbocchi risolutivi del problema abitativo il dato politico ed emergenziale della situazione ci viene offerto dai numeri delle richieste di sfratto per morosità incolpevole che hanno toccato il numero di 13.217.
E' in questo contesto che prendono vita e si organizzano esperienze come Social Log e la Rete Diritti in Casa
sabato 17 maggio 2014
LE BUGIE DEI NEOFASCISTI SUL PROBLEMA CASA
ANTEFATTO
A Parma esiste da qualche anno un gruppuscolo di neofascisti affiliati a Casapound che, protetti e coccolati da Questura, Gazzetta di Parma e politici del centro-destra, mettono in atto ridicole azioni notturne, regolarmente esaltate il giorno dopo sul giornale locale.
A Parma esiste da qualche anno un gruppuscolo di neofascisti affiliati a Casapound che, protetti e coccolati da Questura, Gazzetta di Parma e politici del centro-destra, mettono in atto ridicole azioni notturne, regolarmente esaltate il giorno dopo sul giornale locale.
Nella notte tra lunedì e martedì 6 maggio 2014 i
neofascisti hanno fatto una di queste “temerarie” incursioni
mettendo delle casette giocattolo davanti all’ingresso del Comune
di Parma e facendo poi una foto da spedire di corsa ai servizievoli
amici in Gazzetta.
L’accusa?
Secondo i neofascisti più di metà degli alloggi pubblici, cioè le case popolari, sarebbero assegnate agli immigrati, mentre “…in strada ci sono centinaia di italiani che ne fanno richiesta ma non vengono minimamente presi in considerazione.” 1
Ce n’è anche per il sindaco Pizzarotti accusato di “… aver dimenticato gli italiani ed essere diventato il sindaco degli immigrati.”
Secondo i neofascisti più di metà degli alloggi pubblici, cioè le case popolari, sarebbero assegnate agli immigrati, mentre “…in strada ci sono centinaia di italiani che ne fanno richiesta ma non vengono minimamente presi in considerazione.” 1
Ce n’è anche per il sindaco Pizzarotti accusato di “… aver dimenticato gli italiani ed essere diventato il sindaco degli immigrati.”
Noi sappiamo che il ruolo dei fascisti nella storia è
sempre stato quello di cercare di dividere e distruggere le lotte dei
lavoratori per il diritto al lavoro, il diritto alla casa, il diritto
all’istruzione e anche in questo caso non si smentiscono.
La loro propaganda falsa e distorta infatti cerca di
dividere e contrapporre i lavoratori italiani a quelli immigrati,
insinuando che esistano incredibili privilegi di cui godrebbero i
cittadini immigrati, al fine di scatenare una guerra tra poveri utile
solo ai finanziatori di Casapound.
Nell’opuscolo che segue cercheremo di smontare tutta la massa di falsità che si nasconde dietro questi luoghi comuni, analizzando in particolare 2 questioni:
Nell’opuscolo che segue cercheremo di smontare tutta la massa di falsità che si nasconde dietro questi luoghi comuni, analizzando in particolare 2 questioni:
giovedì 8 maggio 2014
SITUAZIONE ATTUALE E EXCURSUS STORICO: LA REALTÀ DI OGGI FRUTTO DELLE SCELTE DI IERI UN'ANALISI CHE PERMETTE DI INDIVIDUARE LE NECESSITÀ E GLI STRUMENTI ADEGUATI
Nel
1997 ha inizio nel nostro paese un periodo contrassegnato da un
forte incremento dei valori immobiliari, comune a buona parte dei
paesi
Europei più ricchi. Il prezzo medio delle abitazioni nel
nostro paese è
aumentato, dal 1997 al 2007, del 108% nelle 13
maggiori città, e del 75% nelle
città di medie dimensioni, mentre
quello degli affitti nello stesso periodo è
cresciuto del 71% nelle
grandi città, del 48% in quelle di medie dimensioni.
Nello
stesso periodo il reddito nominale non è aumentato neanche del 30%.
Questi
sono gli anni delle grandi speculazioni, dei progetti faraonici,
delle cattedrali nel deserto.
L’aumento
dei prezzi delle case produce e ha prodotto numerosi effetti. Si
verifica in primo
luogo una grande redistribuzione di ricchezza a
vantaggio dei possessori di
capitali e a danno del fattore lavoro, e
si riduce le capacità di consumo delle
famiglie, che non sono
propense ad usare la casa come garanzia per indebitarsi
per
acquistare beni di consumo. I centri storici perdono abitazioni,
sostituite da
uffici. Le famiglie si spostano nelle più abbordabili
periferie o nei piccoli
comuni situati nelle cinture delle grandi e
medie città, contribuendo così a
congestionare il traffico da e
verso gli uffici delle città e ad aumentare i livelli di
inquinamento.
Nei
grandi centri aumenta l’età media dei residenti e si riduce
la
dimensione media dei nuclei famigliari. Si rafforza, infine, la
rigidità della
struttura sociale, perché aumenta il divario di
prospettive e di tenore di vita tra
chi ha la possibilità di
ricevere in eredità l’abitazione e chi, invece, deve
rinunciare
ad una parte notevole del proprio reddito complessivo del ciclo di
vita per comprare o affittare un’abitazione.
Nel
corso degli ultimi trent’anni la quota di famiglie italiane che
vivono in
affitto si è dimezzata: erano circa il 40% del totale
alla fine degli anni ’70, per
passare al 30% un decennio dopo, e
al 20% circa ai giorni nostri. L’uscita dalla
condizione di
affittuario non ha caratterizzato in modo omogeneo tutti i gruppi
sociali, perché sono state soprattutto le famiglie a reddito
medio-alto a passare
dall’affitto alla proprietà.
mercoledì 16 aprile 2014
ANALISI E VALUTAZIONI SUL #12A
E'
ricercando l'impossibile che l'uomo ha sempre realizzato il
possibile.
Nel
nostro piccolo abbiamo osato, ci siamo mossi con tantissimi migranti,
occupanti e sfrattati, alla prima o alla seconda esperienza di
piazza.
Insieme
a noi c'erano studenti, lavoratori e alcuni ragazzi di collettivi di
movimento, con cui condividiamo le lotte sul territorio tutti i
giorni. Una composizione meticcia per il colore della pelle, per
l'età, per l'estrazione sociale, per l'identità politica.
Ci
siamo posizionati nello spezzone iniziale, al fianco dei nostri
fratelli di Abitare nella Crisi, con i quali condividiamo le lotte
per il diritto alla casa.
E'
stata una giornata di lotta dura, è stata una giornata di
sollevazione, è stata una giornata di rivolta.
I
tavoli ci sono stati dopo il 19 Ottobre e abbiamo visto a cosa hanno
portato, è finito il tempo delle mediazioni, i diritti devono essere
per tutti, e l'art. 5 del piano casa dimostra come la nostra
controparte sia formata da barbari senza scrupoli.
venerdì 14 marzo 2014
ANALISI CRITICA DEL “PIANO CASA” DEL GOVERNO RENZI
Il decreto legge
recante “Misure urgenti per l’emergenza abitativa”
varato dal Consiglio dei Ministri del 12.03.2014 comprende al suo
interno un insieme di misure applicate con costanza negli ultimi
decenni che di certo non rappresentano una scatto in avanti per
affrontare l’emergenza abitativa evocata nel titolo, misure che non
hanno assolutamente intaccato l’enormità del problema abitativo
in Italia e che risulta irritante vedere riproposte tali e quali
dopo anni e anni di fallimenti.
L’ambito normativo in
cui ci si muove è sempre quello dalla legge 431 del 1998 che
ha introdotto la liberalizzazione degli affitti e ha lasciato mano
libera ai proprietari di casa nel fissare le condizioni di mercato
degli affitti. Gli interventi dello stato sono, anche con
questo decreto, al massimo rivolti a contenere gli effetti nefasti
della liberalizzazione senza andare ad intaccare la supremazia
assoluta dell’interesse della rendita e della proprietà,
cercando anche di stroncare, con l’art. 5 del decreto, i movimenti
di riappropriazione dal basso di valore d’uso. Al massimo potranno
avere qualche giovamento le famiglie che si potranno permettere
l’housing sociale o l’affitto concordato, con prezzi sempre più
vicini a quelli di mercato, quindi famiglie con reddito
medio/medio-basso. Completamente escluse le situazioni di vero
disagio, gli sfrattati, le famiglie con un solo reddito precario o
senza reddito, condannati sempre di più all’emarginazione. Altro
che cambio di tendenza!
Questo piano casa è
uguale a quello di Berlusconi,
domenica 9 marzo 2014
I diritti si conquistano a spinta: report incontro Abitare nella crisi 1-2 marzo Napoli
La due giorni però, con la partecipazione di decine di attivisti da molte città italiane, da Palermo a Torino, è diventata anche occasione per un confronto più largo sulle prossime fasi di mobilitazione comune.
Significativa la partecipazione dal sud e dalle aree
non metropolitane, oltre le presenze consolidate dalle città dove
storicamente il movimento per la casa ha una presenza assai
significativa. Questo ad indicare probabilmente l’estendersi di una
disponibilità sociale ad autorganizzarsi su questi terreni individuati
come arma efficace di resistenza alla crisi.
sabato 22 febbraio 2014
giovedì 20 febbraio 2014
La vera rapina
giovedì 13 febbraio 2014
Solidarietà ai compagni di Roma e Napoli #SOLLEVAZIONELIBERATUTTI
mercoledì 12 febbraio 2014
Quando l'ingiustizia si fa legge ribellarsi è necessario
Passano gli anni e i mesi, ma le
parole dei governanti di turno che blaterano di un’imminente “uscita dalla
crisi” non trovano mai riscontro nella realtà. Al contrario le nostre
condizioni di vita peggiorano sotto i colpi di una “crisi” che si rappresenta
esclusivamente come strumento d’imposizione di politiche di austerity, di
precarietà, di privatizzazioni e di ulteriore devastazione dei territori.
I diktat della Troika, gli
interessi delle banche, delle lobby finanziarie, dei potenti vengono oramai
imposti, senza nessuna mediazione, da una governance
totalmente asservita e screditata, che ora cerca persino di cambiare
ulteriormente le regole del cosiddetto “gioco democratico”, per imporre saldamente
a tutti e tutte, anche attraverso governi di estrema minoranza, il dominio e lo
sfruttamento di pochi sulle nostre vite.
Di contro, in opposizione a tutto
questo, tanti fronti di lotta nascono, crescono, si rafforzano, si intrecciano,
si alleano e si contaminano tra loro per opporsi radicalmente al dilagare delle
logiche di sfruttamento e profitto. In ogni angolo del nostro paese (e non
solo), si moltiplicano esperienze di lotta per la casa, il reddito, il salario
e i diritti, ci si organizza per difendere il territorio da nocività e
devastazioni e al tempo stesso si affinano linguaggi, rivendicazioni e pratiche
comuni.
venerdì 3 dicembre 2010
Una lente di ingrandimento sull'Housing Sociale a Parma, in diretta continuità con il Piano Casa del Governo Berlusconi

Dal pubblico al privato...
Un approfondimento sulle politiche abitative comunali a cura dalla Rete diritti in casa
Introduzione
A Parma l’Housing Sociale sta riscontrando un generale consenso tra le parti politiche istituzionali ed è accompagnato da una campagna mediatica fuorviante. Il primo intervento nazionale di Housing Sociale che si sviluppa proprio a Parma viene presentato come salvifico a fronte di una situazione di emergenza abitativa continua e in costante aggravamento.
È necessario invece fare una attenta analisi critica dell’Housing Sociale innanzitutto perché questo tipo di progetto sta intercettando tutti i contributi pubblici in materia di edilizia residenziale, sostituendo in modo completo quello che è sempre stato lo strumento principe dell’intervento pubblico nella materia, cioè la casa popolare.
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