A Parma la questione abitativa è nell’occhio del ciclone sia perché sono evidenti i limiti strutturali di decenni di mancate politiche abitative in città con conseguente dramma sociale per centinaia e centinaia di famiglie, sia perché sulla questione casa è strutturata una organizzata resistenza che costituisce uno dei pochi fronti di conflitto sociale di lunga durata e in crescita..
Chiaramente questa mobilitazione non piace a chi per decenni sul mattone, sui prezzi crescenti degli affitti e su un’idea di città in continua espansione ha tratto grandi benefici economici, a spese del territorio e di coloro che devono ricorrere a mutui e locazioni. Ci riferiamo a Confedilizia, ai grandi proprietari immobiliari “alla Tegoni”, all’Unione Parmense degli Industriali con la sua schiera di costruttori e i suoi mezzi di comunicazione di massa. Tutti soggetti che godono di grande appeal presso l’apparato giudiziario e burocratico amministrativo della città.

