Oggi, sette marzo , siamo sces* in piazza per ribadire la nostra
disapprovazione nei confronti della lega e di chi diffonde odio e
intolleranza creando il vero terrorismo.
Questa mattina una cinquantina di attivist* antirazzist*,
antifascist*, antissessist* si sono riunit* in presidio, in piazza
Garibaldi.
Il presidio è poi sfociato in un corteo selvaggio che ha attraversato il centro storico.
Arrivato in via Saffi, il corteo ha deciso di dirigersi verso via
Repubblica dove uno sbarramento di polizia ne ha impedito il
proseguimento .
Come al solito, le forze dell’ordine in tenuta antisommossa erano
pronte a difendere i razzisti della lega nord e i fascisti di Casa
Pound, con ben due cordoni a garantire la “sicurezza” della loro
“pacifica manifestazione” .
” i meno pacifici esponenti dei centri sociali [...] stanno
creando il caos in centro [...] Il risultato? Scontri in centro città”. Queste sono le parole che si leggono nel comunicato stampa emesso questa mattina dalla Lega Nord.
Aldilà delle asccuse diffamatorie della Lega, non ci sono stati
disordini. La manifestazione è stata colorata, partecipata e
comunicativa.
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domenica 8 marzo 2015
venerdì 6 marzo 2015
#ODIOLALEGA TOUR 3.0 Sabato 7 Marzo, h. 10.00 in Piazza Garibaldi, presidio antirazzista
Piccoli
camaleonti crescono. E per cambiar colore cambiano le felpe. E forse è
proprio da questa considerazione che bisogna partire per capire cos’è
successo sabato 28 a Piazza del Popolo. L’elemento che ha maggiormente
colpito di questa trasferta romana della Lega è stato lo smaccato
trasformismo degli irriducibili padani del ”Roma ladrona” tramutatisi
improvvisamente in fan della città eterna. Nel corteggiamento nei
confronti della capitale, da sempre identificata come il covo della
corruzione e del malaffare, non è mancato “Roma è una città civile, una
città stupenda, colorata, arrabbiata ma pacifica”. Ma l’improvvisa
infatuazione capitolina altro non è che uno degli effetti del cambio di
colore del camaleonte: autonomia, federalismo, indipendentismo padano,
la demonizzazione di un Sud ozioso e parassita hanno strategicamente
ceduto il passo ad un decisamente più funzionale nazionalismo, coltivato
all’ombra delle Le Pen in fiore.
mercoledì 19 novembre 2014
ODIO LA LEGA TOUR 2.0 Concentramento alle 16:30 in PIazzale SantaCroce. Parma è antirazzista!
Non
sempre si può scegliere di occuparsi di cose interessanti, né
piacevoli, né particolarmente intelligenti, ed eccoci dunque a parlare
di Matteo Salvini e la “sua” Lega Nord.Divenuto per disperazione leader di un partito famoso per essersi comprato le lauree a Tirana e le mutande verdi coi soldi pubblici, bisogna riconoscergli una certa abilità nel riposizionamento, come quei giocatori che nonostante facciano gran movimento in campo non toccano mai la palla.
Così, nel giro di qualche mese, Salvini è passato da uomo che cantava le canzoncine da stadio sui napoletani “colerosi e disoccupati” ad alfiere dei deboli contro i più deboli, anche al Sud, che considera un nuovo, insperato bacino di consensi.
La
Lega Nord ,insieme a tutti i partiti xenofobi, ha capito che, per
effetto della crisi e della lamentevole assenza della sinistra, si
aprono nel nostro Paese spazi enormi per chi intende rappresentare i
ceti popolari in un’ottica di difesa degli “indigeni contro gli
immigrati”. L’esempio della Francia del resto, con l’affermazione di
Marine Le Pen, sta lì a dimostrarlo.
Perché progettare difficili e rischiose azioni e iniziative volte ad esempio ad istituire imposte di tipo patrimoniale o a difendere il lavoro? Perché chiedere interventi pubblici per la difesa del territorio e su molti altri temi che consentano a giovani e meno giovani di avere un lavoro?
Abbiamo un obiettivo facile e a portata di mano: l’immigrato che ruba il lavoro, ha la pelle spesso di un colore differente, mentalità a volte incomprensibili e costumi a volte un po’ fastidiosi. E il gioco è fatto. Battendo la grancassa del no all’immigrazione si può fare il pieno di voti.
Si tratta ovviamente di un falso obiettivo, una delle tante armi di distrazione di massa messe in campo per evitare che le persone prendano coscienza dei problemi reali e della necessità di darsi obiettivi di effettiva trasformazione sociale. I precedenti storici del resto non mancano. Additare un capro espiatorio contro cui rivolgere la rabbia delle masse è da sempre lo sport preferito della destra estrema.
Un’antica barzelletta, opportunamente riadattata, descrive molto bene l’attività di Matteo Salvini e del suo partito: ci sono venti panini sul tavolo, i ricchi ne mangiano diciannove e lui urla ai poveri: ehi, attenti! I rom stanno mangiando il vostro panino!
Perché progettare difficili e rischiose azioni e iniziative volte ad esempio ad istituire imposte di tipo patrimoniale o a difendere il lavoro? Perché chiedere interventi pubblici per la difesa del territorio e su molti altri temi che consentano a giovani e meno giovani di avere un lavoro?
Abbiamo un obiettivo facile e a portata di mano: l’immigrato che ruba il lavoro, ha la pelle spesso di un colore differente, mentalità a volte incomprensibili e costumi a volte un po’ fastidiosi. E il gioco è fatto. Battendo la grancassa del no all’immigrazione si può fare il pieno di voti.
Si tratta ovviamente di un falso obiettivo, una delle tante armi di distrazione di massa messe in campo per evitare che le persone prendano coscienza dei problemi reali e della necessità di darsi obiettivi di effettiva trasformazione sociale. I precedenti storici del resto non mancano. Additare un capro espiatorio contro cui rivolgere la rabbia delle masse è da sempre lo sport preferito della destra estrema.
Un’antica barzelletta, opportunamente riadattata, descrive molto bene l’attività di Matteo Salvini e del suo partito: ci sono venti panini sul tavolo, i ricchi ne mangiano diciannove e lui urla ai poveri: ehi, attenti! I rom stanno mangiando il vostro panino!
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