L’assemblea
nazionale di “abitare nella crisi” che si è tenuta a Napoli domenica 1
Marzo ha visto la partecipazione di delegazioni dei movimenti per
l’abitare provenienti da tante città del paese a testimoniare la
pervasività e il respiro che ha assunto questa rete. Gruppi di attivisti
sono venuti, oltre che da Napoli, da Roma, Cosenza, Palermo, Bologna,
Pisa, Torino, Firenze, Milano, Modena, Parma. Ne è scaturita una
discussione inevitabilmente ampia, ma di cui è possibile rintracciare
una serie di fili comuni.
Innanzitutto il bilancio di una fase complicata, caratterizzata nei mesi
scorsi dall’ondata repressiva degli sfratti e degli sgomberi
particolarmente aggressiva in alcune città come Milano, Roma, Firenze
sostenuta da autentiche campagne di stampa per delegittimare
socialmente gli occupanti-casa, da teoremi giudiziari, arresti e
restrizioni della libertà personale, mentre strumenti normativi come
l’art. 3 e il famigerato art. 5 del “piano casa” intervenivano a
incidere direttamente sull’esperienza sociale delle occupazioni e su
tutti quei dispositivi di riappropriazione diretta che hanno
rappresentato una pratica diffusa di resistenza e di risposta alle
politiche di austerity e di precarizzazione.
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domenica 8 marzo 2015
venerdì 7 novembre 2014
Una sola grande opera casa e reddito per tutt*
Le
realtà attive sul territorio nazionale nella resistenza agli sfratti e
per il diritto all’abitare si sono riunite a Roma, l’1 e il 2 Novembre,
per confrontarsi ancora sullo stato delle lotte e per darsi nuove
indicazioni rispetto all’autunno.
Nuove
realtà si sono affacciate alle assemblee portando con sè le proprie
esperienze e specificità territoriali. “Abitare nella crisi” è diventato
un appuntamento importante e largo che dopo l’anno di mobilitazione
appena trascorso ha raggiunto nuove città, confermando il carattere
riproducibile e concreto delle battaglie messe in campo.
Le
battaglie di riappropriazione e di resistenza agli sfratti esprimono,
all’interno dei territori, non solo il bisogno di casa ma la necessità
di organizzarsi contro l’inasprimento delle condizioni di vita, mettendo
in discussione l’esistente in tutte le sue forme e l’impoverimento
delle nostre vite. I quartieri, le borgate hanno sempre più bisogno di
punti di riferimento, di presidi liberati nei quali poter organizzare di
battaglie che vanno direttamente e quotidianamente a rivendicare
dignità. A partire da diritti primari come la casa, l’acqua, la luce
ridotti ormai a beni da privatizzare.
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lunedì 20 ottobre 2014
22 ottobre: inauguriamo il SAIE, diamo il benvenuto a Renzi!
In Italia si consumano 8 metri quadrati di suolo al secondo, migliaia
di ettari di terreni agricoli che vengono trasformati in porzioni di
suolo edificabili. Moltissime sono le imprese edili e di costruzione che
mettendo a valore il suolo producono lauti guadagni con colate di
cemento, ferro e asfalto.
Interi territori sono stati devastati da pratiche di costruzione selvaggia che sono le principali responsabili di catastrofi ambientali come quelle avvenute a Genova, Olbia e in Maremma. Il 30% del suolo del nostro paese è coperta da edifici, infatti, si stima che ogni famiglia potrebbe possedere più di un appartamento a testa.
Tutto ciò non è servito a dissuadere il governo dall'erronea e aggiungeremo datata convinzione che per superare la crisi e risolvere la questine abitativa bisognasse regale soldi e sgravi fiscali a costruttori, palazzinari e speculatori, così come previsto nel piano casa di Matteo Renzi. Si continua a depredare i territori, con opere di costruzione che per altro non sembra riescano più a valorizzarsi e generare i profitti sperati.
Interi territori sono stati devastati da pratiche di costruzione selvaggia che sono le principali responsabili di catastrofi ambientali come quelle avvenute a Genova, Olbia e in Maremma. Il 30% del suolo del nostro paese è coperta da edifici, infatti, si stima che ogni famiglia potrebbe possedere più di un appartamento a testa.
Tutto ciò non è servito a dissuadere il governo dall'erronea e aggiungeremo datata convinzione che per superare la crisi e risolvere la questine abitativa bisognasse regale soldi e sgravi fiscali a costruttori, palazzinari e speculatori, così come previsto nel piano casa di Matteo Renzi. Si continua a depredare i territori, con opere di costruzione che per altro non sembra riescano più a valorizzarsi e generare i profitti sperati.
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