sabato 20 marzo 2010

Affitti alle stelle, impennata degli sfratti, speculazione immobiliare: diciamo anche noi la nostra


Volantino distribuito dalla Rete diritti in casa durante il Congresso SUNIA di sabato 20 marzo


Nelle ultime due settimane abbiamo assistito al tentativo da parte di due assessori del Comune di Parma (Pellacini e Zoni) di screditare la mobilitazione per il diritto alla casa che la Rete Diritti in Casa e La Società di Riappropriazione Urbana (SRU) stanno portando avanti in città con un crescente livello di partecipazione sociale.

Il fatto che siano stati considerati “violenti”(da Villani e Zoni) dei semplici presidi o definita “aggressione” il tentativo di parlare con un assessore sfuggente (Pellacini in questo caso) corrisponde al tentativo di criminalizzare un movimento che sta mettendo il dito nella piaga di un settore, quello immobiliare, dove gli interessi privati dominano in modo assoluto sulle esigenze sociali e dove gli interventi pubblici per lenire l’inefficacia del privato nel risolvere l’emergenza abitativa sono spesso dei meri palliativi.

Abbiamo assistito anche al patetico tentativo da parte degli amministratori citati di attribuirci la volontà di privilegiare alcuni soggetti (in particolare i migranti) rispetto alla generalità di coloro che sono colpiti dal bisogno di casa mentre è chiaro che la nostra mobilitazione prende spunto dallo stato di bisogno dei soggetti direttamente colpiti da sfratti, affitti da rapina ecc per denunciare l’assenza di serie e coerenti politiche abitative, di cui anche il Comune è responsabile e di cui pagano le conseguenze un numero crescente di soggetti, colpiti da un lato dalla voracità dei proprietari immobiliari e dall’altra dall’incedere della crisi economica che colpisce indiscriminatamente migranti come italiani.

Le politiche abitative a Parma, indipendentemente da chi si è seduto sullo scranno dell’assessorato, da Bigliardi a Giubellini a Pellacini, si sono sempre caratterizzate per questi 4 elementi:

1) il clamore massmediatico, con l’esaltazione a priori di quello che si andava (in un futuro molto lontano) a fare, attribuendo agli interventi progettati virtù salvifiche che rilette oggi fanno ridere.

2) la centralità del privato

3) l’economicità cioè non si investono soldi per affrontare l’emergenza abitativa, si vendono per fare cassa i terreni da adibire ad ERP, si svende il patrimonio pubblico che si potrebbe recuperare ed adibire ad abitativo, si vendono case popolari

4) l’abbandono degli interventi nelle case popolari, dimostrato dal fatto che nessun alloggio pubblico di edilizia sovvenzionata è stato costruito negli ultimi 11 anni (a parte 2 costruzioni portate a compimento in questi anni ma finanziate e progettate da molto prima).

Gli unici interventi messi in campo sono quelli di edilizia convenzionata e quelli a canone concordato (Parmabitare e Casadesso) con un massiccio progetto futuro di intervento di edilizia residenziale sociale (ERS) o housing sociale.

Queste tipologie edilizie non rispondono a quella che è l’esigenza forte e chiara che viene da quella parte della popolazione che non è proprietaria di immobili e che si trova ad affrontare la crisi economica con crescente difficoltà. Le 1700 domande valide di case popolari non trovano risposta nelle tipologie edilizie proposte in modo prioritario dal Comune di Parma da anni a questa parte.

Le famiglie monoreddito (o addirittura senza reddito), chi è costretto ad accettare occupazioni precarie, chi è in cassa integrazione o in mobilità, chi è costretto allo sfratto, non se ne fa nulla dell’offerta abitativa finanziata dal Comune. Quel tipo di proposta abitativa serve solo agli imprenditori del mattone per intercettare la domanda di casa da parte delle famiglie a reddito medio, tenendo vivo un mercato che dopo l’allegra speculazione degli anni passati si sta riducendo, mentre non serve alle famiglie che si trovano in difficoltà economica. La volontà delle grandi imprese edili di intervenire massicciamente e controllare gli interventi di housing sociale è dimostrato dalla manifestazione di interesse avanzata fin dalla prima fase del bando del Piano Operativo Comunale (POC) dalle principali imprese edili di Parma, da Pizzarotti a Buia Nereo a Coop Edile Artigiana ecc, interessati alla costruzione di oltre 500 alloggi in housing sociale e pronti a definirne le condizioni di assegnazione.

Vista la configurazione economica che si prospetta con la crescente emergenza abitativa che si può agevolmente prevedere, la scelta di puntare su interventi che costano al destinatario finale poco meno del prezzo di libero mercato è veramente assurda.

Con vari interventi sui mass media negli ultimi mesi Pellacini ha più volte dichiarato che si sarebbe incrementato il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (Case Popolari) con la costruzione di ulteriori 100 alloggi. Premesso che con questi numeri si recupererebbe la quota alienata in questi anni e poco più, aspettiamo, dopo le declamazioni, i fatti.

Interveniamo oggi al convegno del SUNIA: il sindacato inquilini e assegnatari a Parma (così come nel resto di Italia), non si è mai caratterizzato per la combattività ed ha la grave colpa di aver avvallato la liberalizzazione degli affitti promossa dal governo (amico?) di centro sinistra con la legge 431/98 e ad oggi ci sembra rivestire un ruolo esclusivamente di servizio. Vediamo però anche delle inversioni di tendenza: a Bologna il Sunia è anche sceso in strada a denunciare l’esistenza di alloggi ACER lasciati drammaticamente sfitti e al recente convegno del capoluogo emiliano ha riconosciuto la fase emergenziale richiedendo l’intervento pubblico con misure eccezionali.

Le nostre rivendicazioni sono queste

- IL BLOCCO EFFETTIVO DEGLI SFRATTI, PER FINITA LOCAZIONE E PER MOROSITA’

- L’ESTENSIONE RETROATTIVA DELLA MORATORIA SUI MUTUI

- TASSAZIONE ED IMMISSIONE NEL MERCATO A CANONE SOCIALE DEGLI ALLOGGI SFITTI DEI GRANDI PROPRIETARI IMMOBILIARI E DELLE IMPRESE EDILI, CIOE’ DEI SOGGETTI CHE IN QUESTI ANNI HANNO SPECULATO ALLEGRAMENTE SUI BISOGNI ESSENZIALI ALTRUI

- UNA POLITICA DI INVESTIMENTO NELL’EDILIZIA PUBBLICA (CASE POPOLARI) DA EDIFICARE SU AREE DISMESSE, PER EVITARE ULTERIORE CONSUMO DI SUOLO AGRICOLO

- GESTIONE DEMOCRATICA E COINVOLGIMENTO DIRETTO DEI CITTADINI NELLE ASSEGNAZIONI E NELL’APPLICAZIONE DEL CANONE SOCIALE PER GLI INTERVENTI DI HOUSING SOCIALE.

- ABOLIZIONE DELLA LEGGE 431/98 PER DIRE BASTA ALLA LIBERALIZZAZIONE DEGLI AFFITTI.

RETE DIRITTI IN CASA e SRU-Società di Riappropriazione Urbana

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