mercoledì 10 aprile 2019

sotto i ponti di Parma


Questo reportage nasce da una riflessione sul modo di descrivere la homelessness, o mancanza di casa, da parte dei media locali e non. In particolare un articolo di Gazzetta di Parma uscito il 3/4/2019 commentava un sopralluogo fotografico lungo il letto del torrente Parma facendo riferimento allo stato di "degrado e abbandono" causato dai rifugi di emergenza in cui dormono senzatetto. Ancora una volta il focus non veniva messo sulla persona ma sul decoro pubblico infastidito dalla povertà. Inoltre l'identificazione degli homeless come problema di marginalità - social problem - pone l'accento su fattori personali, riducendo al contrario le ovvie responsabilità politiche in materia di povertà e mancato raggiungimento dei diritti umani.
Le situazioni di emarginazione di chi vive sotto i ponti a Parma non sono casi isolati. Allo sportello per il diritto all'abitare della Rete Diritti in Casa si sono rivolti negli anni centinaia di senza fissa dimora che ci hanno descritto la loro drammatica situazione abitativa. Ci sono persone che dormono in auto, chi in casolari fatiscenti e pericolanti, chi si fa ospitare occasionalmente da amici, chi per passare la notte trova soluzione per brevi periodi nei dormitori per poi essere costretto a dormire in stazione o sotto a porticati. I casi di famiglie costrette alla convivenza sotto lo stesso tetto sono tantissimi, con tutte le problematiche che ne conseguono. Come abbiamo dimostrato, il mercato privato rifiuta di offrire una soluzione a chi non ha garanzie di reddito più che consistenti e per di più rifiuta anche gli stranieri che offrono garanzie di reddito. I poveri sono esclusi a priori e questo riguarda oltre a tanti singoli e famiglie straniere, anche un numero crescente di autoctoni in difficoltà economica.

domenica 10 marzo 2019

Abitare a Parma fra razzismo,precariato e speculazione

https://www.facebook.com/ReteDirittiinCasa/videos/406744026755942/


A Parma l’accesso ad un alloggio decente sta diventando un obiettivo irraggiungibile per migliaia di persone della fascia più povera della popolazione. Il caso di Ablay è esemplificativo del fatto che la discriminante razziale rende ancora più difficile per gli immigranti accedere ad un alloggio, fenomeno incentivato dal disgustoso clima d’odio seminato a piene mani da chi ha fatto del razzismo il proprio strumento di creazione di consenso elettorale.
Anche per gli italiani per avere una casa in affitto nel mercato privato non è più sufficiente un reddito fisso: ne servono due, sia per convincere il proprietario a sottoscrivere il contratto sia per riuscire a coprire il costo sproporzionato della pigione. Sempre più spesso poi le agenzie e i proprietari richiedono anche elevate fideiussioni. I lavoratori precari, cioè buona parte dei lavoratori, sono esclusi dal mercato privato e riescono ad ottenere un alloggio in affitto solo se possono contare su una rete di protezione famigliare che faccia da garante.

mercoledì 20 febbraio 2019

l'insensatezza del male continua e si fa più crudele






Anche oggi a Parma  2 sfratti eseguiti in modo infame contro due famiglie in grave difficoltà. Si tratta di due nuclei monogenitoriali dove le madri si trovano da sole ad accudire rispettivamente 3 e 2 figli e a mantenerli con lavori precari. Entrambe gli sfratti sono stati eseguiti con la polizia mandata dal questore anche se in tutti e due i casi la procedura di sfratto era solo ai primi passaggi. Visti i tempi strettissimi di esecuzione le famiglie non avevano assolutamente nessuna prospettiva di aiuto dai servizi sociali e ancora non si sa dove potranno dormire stanotte. Considerato che tutte le strutture, anche in conseguenza di queste esecuzioni, sono sature c'è il forte rischio che queste famiglie siano costrette a rimanere per strada. Sembra assurdo che le istituzioni non riescano a coordinarsi tra di loro. Se il comune non è in grado di far fronte a questa emergenza chieda al prefetto di sospendere le esecuzioni. Non ci capisce la necessità di questo cambio di passo da parte degli organi decentrati del governo, in particolare da parte della Prefettura: si sta perpetrando una violenza inusitata contro i più poveri, in particolare si moltiplicano i casi in cui a subire questa crudeltà sono donne che gestiscono da sole i loro figli. Evidentemente c'è la volontà di tutelare solamente i proprietari senza tenere conto che così facendo si mette a rischio la vita stessa delle persone. D'altro canto emerge con chiarezza che gli strumenti pubblici messi in campo dal Comune per affrontare questa emergenza sono insufficienti.

Rete Diritti in Casa

mercoledì 13 febbraio 2019

Sabato 16 Febbraio 2019 ore 11 Presidio per il diritto alla casa davanti alla prefettura di Parma











L’EMERGENZA CASA NON SI RISOLVE CON LA POLIZIA
A Parma l’accesso ad un alloggio decente sta diventando un obiettivo irraggiungibile per migliaia di persone della fascia più povera della popolazione. Per avere una casa in affitto nel mercato privato non è più sufficiente un reddito fisso: ne servono due, sia per convincere il proprietario a sottoscrivere il contratto sia per riuscire a coprire il costo sproporzionato della pigione. Inoltre sempre più spesso le agenzie e i proprietari richiedono anche elevate fideiussioni. I lavoratori precari sono così esclusi dal mercato privato.  Parma inoltre è una città universitaria e questo  droga verso l’alto il costo degli affitti, infatti molti proprietari preferiscono affittare gli alloggi a prezzi proibitivi agli studenti che se lo possono permettere. A questo si aggiunge la diffusione spettacolare di piattaforme di affitti temporanei (come airbnb) che  sta destrutturando il mercato immobiliare e ha già sottratto circa un migliaio di alloggi alla locazione permanente, a favore di locazioni di breve durata per i turisti, con rendite ben più elevate. Questo trend sarà ancora più appesantito dalla tanto acclamata manifestazione Parma2020 che farà la gioia della piccola/media borghesia e dei grandi speculatori ma che avrà dei costi notevoli in termini sociali proprio in campo abitativo. I poveri, italiani o stranieri,  che già oggi non riescono ad accedere al mercato dell’affitto privato saranno sempre più costretti alla coabitazione forzata con amici o parenti, a dormire in auto, nei dormitori e ad accettare tuguri, pagati a caro prezzo, come alloggi e progressivamente espulsi da un centro cittadino destinato a divenire una vetrina per i turisti

lunedì 4 febbraio 2019

l'insensatezza del male atto terzo

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L'EMERGENZA CASA NON SI RISOLVE CON LA POLIZIA

Oggi 4 febbraio una famiglia parmigiana composta da madre padre e bimba di 3 anni è stata sbattuta in strada da uno schieramento di circa 40 tra carabinieri, squadra mobile della polizia, vigili urbani e digos. Borgo san Giuseppe, nel cuore dell'oltretorrente, è rimasta blindata dalle 5 del mattino fino alle 11 da uno  schieramento militare che i passanti impauriti e sdegnati han  scambiato per un intervento antiterrorismo o antimafia ma che in realtà è stato destinato a sfrattare una famiglia di giovani in difficoltà,persino gli studenti della scuola adiacente son rimasti sconvolti e molti vicini hanno espresso il loro disappunto di fronte a un tal spropositato dispiegamento di uomini armati

L'intervento poteva essere benissimo evitato. Per la famiglia parmigiana c'è la prospettiva di entrare nel giro di un paio di mesi in un appartamento a basso canone possedendo tutta una serie di requisiti che ne consentono l'ammissione. Nonostante questo la questura e la prefettura hanno voluto dare un segnale di forza pur non essendocene nessuna urgenza, ponendo come priorità l'interesse speculativo dei proprietari non certo poveri mettendo d'altro canto in grossa difficoltà la famiglia e i servizi sociali.

D'altronde questa risulta essere la linea prescelta da prefetto e questore visto che questo tipo di interventi, che vanno a colpire le fasce più deboli della popolazione, si stanno ripetendo con regolarità. Ad offrire solidarietà e aiuto alla famiglia di parmigiani sotto sfratto c'erano come al solito tante persone che vivono la stessa situazione di precarietà, persone che provengono anche da altre parti del mondo e non hanno fatto caso alla provenienza di chi stava per essere sfrattato.A coloro che affermano prima gli italiani noi ribadiamo che così facendo si colpiscono prima i migranti poveri e poi i poveri italiani e che solo la solidarietà e l'unità ci possono portare a migliori condizioni di vita.

Dopo lo sfratto la giovane famiglia si è recata insieme ai solidali della Rete Diritti in Casa al polo sociale Pablo dove con non poche difficoltà si è trovata una soluzione ponte per consentire alla famiglia di rimanere unita in attesa dell'assegnazione già prospettata,soluzione che prevede,fra l'altro,che per una settimana siano ospitati "a casa nostra"perchè per noi la solidarietà non ha nazione quindi è un sacrificio che facciamo volentieri pur di non veder il nucleo diviso e il cane in canile,questi sono fatti non la becera propaganda di chi con la scusa"prima gli italiani"sbatte i poveri per strada e tollera 51000 case vuote sul territorio

RETE DIRITTI IN CASA