sabato 24 aprile 2010

Ospitare un “clandestino” è un reato?















Il reato di cessione di immobili allo straniero privo di documento di soggiorno


Negli ultimi mesi il Governo italiano ha messo mano a più riprese ad alcuni codici e leggi per inasprire dei reati e per sanzionare con sempre maggior rigore alcuni comportamenti.

In particolare, con due leggi emanate a distanza di pochi mesi l'una dall'altra, ha preso forma un “pacchetto sicurezza” che, tra i vari aspetti ai quali si indirizza, ha sicuramente al centro quello dell'immigrazione.

Introduzione del reato di ingresso irregolare, prolungamento fino a 180 giorni nei campi destinati alla detenzione dei migranti in attesa di (pseudo) espulsione, riduzione dei vincoli per la non espellibilità e barriere all'accesso agli atti di stato civile, questi i principali punti.

Viene inoltre modificato l'art. 12 del TU, con l'inserimento del comma 5 bis, che stabilisce:
“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La condanna [...] comporta la confisca dell’immobile, salvo che appartenga a persona estranea al reato. [...]”
La legge intende punire il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina che si realizza mediante la cessione di un immobile allo straniero. Ad una prima redazione però ne è stata sostituita una che introduce una specifica importante. Il fatto costituisce reato, che può essere punito anche con la confisca dell'immobile, se il comportamento è attuato “al fine di trarre ingiusto profitto”.

Dal reato sono escluse quindi, in modo pacifico, tutte le forme di cessione a titolo gratuito, comodato o donazione, perché manca l'elemento di onerosità.
Anche qualora la cessione sia a titolo oneroso, dovrà riguardare però un profitto ingiusto, un affitto o un valore di vendita di molto superiore ai prezzi sul mercato immobiliare, che dovrà essere il giudice a stabilire, oppure comunque un contratto con clausole nettamente a sfavore di una delle due parti contraenti. Questa l'interpretazione della Corte di Cassazione, Prima Sezione Penale, sentenza 19171/2009, che mette fine ad altre interpretazioni possibili.

La recente modifica chiarisce inoltre un dubbio che aveva causato non pochi problemi anche ai migranti regolari per il reperimento di un alloggio. L'attuale formula del testo chiarisce che è sanzionabile il comportamento solo nel caso in cui il permesso non sia presente al momento della stipula di un contratto, non nel caso in cui per qualche ragione il permesso sia revocato o non rinnovato nel corso di un contratto, magari 4 + 4.

Questo ed altri aspetti hanno particolarmente preoccupato chi nei territori da anni pratica forme di disobbedienza civile necessaria e coraggiosa: dare alloggio e rifugio a persone senza casa, organizzare corsi di lingua italiana per chi è privo di permesso di soggiorno, sostenere le lotte di chi pretende “solo” di essere pagato dopo un mese di lavoro, anche se privo di documenti.

La giurisprudenza e le azioni di resistenza attuate mentre le leggi erano in discussione ne hanno attenuato alcuni dei caratteri più aspri, ora sta a noi modificarne l'impianto in modo che la dignità delle persone sia al centro, indipendentemente dal fatto che si siano attraversate delle frontiere.

Elisabetta Ferri, ass. Ya basta! Parma

Le attività dello sportello per il diritto alla casa


La Rete diritti in casa nasce nel 2008 nella Casa Cantoniera di via Mantova dall'esigenza di diversi singoli del comitato cittadino antirazzista e del collettivo spam di mettere insieme le forze per affrontare il tema del diritto negato alla casa in modo ancor più approfondito ed incisivo rispetto al passato, cercando di unire le lotte degli immigrati con quelle degli italiani qui residenti e degli studenti universitari fuori sede.
Col passar del tempo sempre più persone si sono avvicinate alla Rete per problemi legati all'abitare: l’emergenza sfratti, i prezzi di mercato delle case sempre più onerosi, i problemi di chi vive in case inagibili o addirittura in cantine trasformate in appartamenti, fino ad arrivare a chi ha davanti solo la strada come unica casa. Molti altri invece ci contattano semplicemente per ricevere informazioni sui bandi o su questioni legali. Così si è deciso di trasformare la riunione del martedì in un vero e proprio “sportello” in cui si fondessero l'organizzazione della lotta per il diritto alla casa e l'informazione e il mutuo aiuto fra chi vive il dramma di un'abitazione precaria e chi, insieme alla rete, questo dramma lo ha già superato. Il numero delle persone che ci contatta per cercare di risolvere il proprio problema abitativo è sempre maggiore e si parla nell'ordine di circa dieci casi ogni settimana. Abbiamo davanti ai nostri occhi la materializzazione degli effetti della crisi economica che ormai da tempo ha colpito anche la nostra città, attraverso i licenziamenti, la riduzione delle ore lavorative e il diffondersi di contratti sempre più precari. Lo sportello infatti è attraversato da persone che dormono in strada a seguito alla perdita del lavoro, da famiglie sfrattate o donne singole con figli che sono in una situazione abitativa precaria o che non riescono più a pagare l'affitto. Tutto ciò a fronte di un sistema di welfare pubblico che è totalmente inconsistente per arginare l’emergenza casa.
Quali risposte può dare la Rete diritti in casa? Innanzitutto occorre chiarire un concetto per noi fondamentale: la rete lotta e appoggia chi ha un determinato problema ma non agisce al posto suo, non è un sindacato né un ufficio comunale. Nello sportello si lavora tutti insieme mettendosi in gioco in prima persona. I modi di intervenire possono essere diversi a seconda della situazione: si va dal dare informazioni gratuite in merito all’uscita dei vari bandi e da chi andare per la corretta compilazione di una domanda, all'appoggio legale mettendo in contatto la persona con avvocati di fiducia, a presidi e conferenze stampa perché i diritti negati non rimangano nel silenzio, fino ai presidi antisfratto nei casi in cui tutto il resto si sia rivelato vano e non ci sia alcun aiuto da parte del Comune (cosa che purtroppo accade spessissimo). A fianco di questo lavoro sul territorio la Rete può beneficiare anche della collaborazione con altre realtà regionali e nazionali, in primis la rete Abitare nella Crisi, con i quali si hanno spessissimo scambi di informazioni e incontri per delineare una comune strategia sul tema del diritto all'abitare. Chi si rivolge allo sportello non deve aspettarsi la soluzione del proprio caso con l’assegnazione di una casa, perché la Rete non ha case da distribuire! Deve aspettarsi però di trovare persone disposte a lottare insieme affinché questo diritto venga riconosciuto a tutti, ovviamente partendo anche dalla risoluzione di casi singoli.
Lo sportello della Rete diritti in casa è aperto ogni martedì dalle 18,30 alle 20 presso la Casa Cantoniera di via Mantova 24. Per informazioni scrivere a dirittincasa@yahoo.it

domenica 4 aprile 2010

Un tetto per tutti


Sabato 3 aprile, dalle ore 16, la Rete diritti in casa e la S.r.u hanno dato vita ad un partecipato presidio in piazza Garibaldi per denunciare pubblicamente l'assoluta inconsistenza delle politiche abitative dell'amministrazione comunale a fronte della situazione emergenziale che vede coinvolte sempre più persone nella nostra città.

Al microfono si sono alternate tante voci, di donne e uomini, italiani e non, che hanno raccontato, a partire dalla propria storia personale, le problematicità di una vita attanagliata dai licenziamenti, dagli sfartti, dalle minacce dei servizi sociali, dalla paura di perdere la residenza e di conseguenza anche il permesso di soggiorno.



Storie di persone che si sono intrecciate e immeticciate all'interno della Casa Cantoniera, grazie all'attività dello sportello per il diritto alla casa, e che hanno saputo lottare e non arrendersi per riappropriarsi dei propri diritti sottratti.

Storie che parlano anche di razzismo e discriminazioni, come quelle che un bambino di 6 anni racconta tornando da scuola in lacrime, isolato e picchiato dai compagni, perchè "i bambini rumeni sono figli di quelli che stuprano le donne". Come prova un articolo di giornale ritagliato.

Storie che vanno raccontate, gridate, narrate e anche disegnate.

Vista la presenza di numerosi bambini che insieme alle famiglie stanno vivendo momenti difficili in stato di continua precarietà, abbiamo pensato di allestire uno spazio che permettesse loro di vivere il presidio in modo creativo attraverso il disegno e la pittura: sulla traccia di case stilizzate i bambini hanno ricostruito l’idea di città che vorrebbero, dando il titolo “Un tetto per tutti” al disegno finito.



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